.

.
.
.
.
.
Visualizzazione post con etichetta Missmolly. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Missmolly. Mostra tutti i post

venerdì 14 agosto 2015

GIOCATE CON I NONNI!

Oggi pubblichiamo un breve pezzo di una special guest star, Missmolly. Medico e moglie di un hardgamer, ci propone riflessioni sul mondo ludico con un taglio scientifico.
In questo pezzo ci spiegherà come giocare possa mantenere le nostre menti più giovani.



Credo che ogni giocatore di board games abbia diverse volte tentato con più o meno successo di coinvolgere nella propria passione familiari, amici e fidanzate/i.  Giocare con i figli è sicuramente l'apice di questa  opera di proselitismo, in quanto oltre all'entusiasmante esperienza dell'apprendimento, vi è nell'appassionato la segreta speranza di crescere un degno compagno di giochi. Al contrario coinvolgere i propri genitori o nonni può essere decisamente scoraggiante sia perché è difficile avvicinare una persona matura alla cultura ludica se per tutta la sua vita non l'ha mai considerata, sia per quella naturale involuzione cognitiva che limita le capacita mentali ed impedisce l'approccio ad alcune meccaniche di gioco più complesse.
mahjong

Alcuni studi di popolazione però, sono riusciti a dimostrare come gli anziani che regolarmente svolgono delle attività ricreative, fra cui il gioco, incorrano con meno probabilità nella demenza senile e nell'Alzheimer.

Già oltre dieci anni fa sulla rivista autorevole The New England Journal of Medicine (che non è la rivista ufficiale della Miskatonich University di Arkham), venne pubblicato uno studio in cui 469 persone di età superiore ai 75 anni venivano osservate per una periodo mediano di 5 anni e tra  queste 124 svilupparono demenza.

In questo studio si cercò di vedere se le attività ricreative avevano un effetto protettivo nell'involuzione senile e sviluppo della malattia.

Fra le 17 attività studiate (sei cognitive e 11 fisiche), solo alcune erano associate ad un ridotto rischio di demenza: la lettura, suonare strumenti musicali, la danza e giocare ai board games. Maggiore era la partecipazione settimanale a queste attività e minore era il rischio di sviluppare demenza. Questa associazione rimaneva significativa anche aggiustando per variabili confondenti tra cui il sesso, l'età, il titolo di studio, la presenza di malattie croniche e le capacità cognitive di partenza.

L' ipotesi più plausibile che spieghi questa associazione è che queste attività incrementano la cosiddetta "riserva cognitiva" ritardando l'esordio clinico della demenza. La "riserva cognitiva" è uno dei principali motivi che spiega la differente suscettibilità delle persone ai cambiamenti mentali correlati all'età e ai diversi segni clinici dell'Alzheimer. Chi ha una grande riserva cognitiva tollera meglio questi cambiamenti e conserva meglio le proprie funzioni.

Successivamente altri lavori hanno dato risultati simili fino ad arrivare alla numerosa coorte cinese (arruolate 5.437 persone di età superiore a 65 anni e seguiti per 5 anni), in cui si ribadiva che la lettura e giocare ai board games (suppongo principalmente Go e Mah Jong) erano associati ad un ridotto rischio di sviluppare deficit cognitivi, al contrario del guardare la TV che era associato ad una aumento del rischio. (2)

Infine merita sicuramente particolare considerazione la coorte francese Paquid che ha seguito persone di età superiore ai 65 anni per oltre 20 anni con lo scopo specifico di valutare l'effetto dei board games sulla demenza senile. (3)

Consideriamo anche che in Francia oltre un terzo degli anziani ha come attività ricreativa il gioco, con percentuali alte anche nelle età avanzate (in questa coorte il 12.5% degli ultra 90enni era ancora giocatore). Il  primo dato che emerge è che già di base i giocatori avevano delle capacità cognitive migliori rispetto ai non giocatori. Durante gli anni di osservazione il 27.8% sviluppò demenza, con un rischio cumulativo ridotto fra coloro che giocavano. Non solo, ma questa riduzione del rischio non era solo a breve termine, ma l'effetto perdurava per una/due decadi dall'inserimento del soggetto nello studio.

I vantaggi dei board games per gli anziani sono innumerevoli: creano situazioni di imprevisti che stimolano reazioni, pianificazioni e strategie, spingono a prendere iniziative, ad adattarsi  ai mutamenti e, da non trascurare, porta immediato piacere ai partecipanti. Inoltre è un'attività che può essere svolta sia con sconosciuti favorendo le interazioni sociali, sia con familiari riunendo le diverse generazioni e spendendo insieme del tempo di qualità.

Quindi giocate con i vostri genitori e con i vostri nonni, farete loro del bene, li aiuterete a preservare lucidità ed indipendenza e vi potranno stupire con mosse e strategie inattese, e con pazienza capirete che anche ad una certa età la mente è pronta per ricevere.
 

Missmolly


 

Riferimenti:
1) Verghese J, Lipton RB, Katz MJ, Hall CB, Derby CA, Kuslansky G, Ambrose AF, Sliwinski M, Buschke H. Leisure activities and the risk of dementia in the elderly. N Engl J Med. 2003 Jun 19;348(25):2508-16.
2) Wang JY, Zhou DH, Li J, Zhang M, Deng J, Tang M, Gao C, Li J, Lian Y, Chen M. Leisure activity and risk of cognitive impairment: the Chongqing aging study. Neurology. 2006 Mar 28;66(6):911-3
3) Barberger-Gateau P, Helmer C. Playing board games, cognitive decline and dementia: a French population-based cohort study. BMJ Open. 2013 Aug 29;3(8):e002998.